segui il blog del libro

"Veltroni è fuori. L'allenatore si gira verso la panchina e fa cenno con il capo: su, Franceschini, tocca a te. E mentre il panchinaro si scalda, davanti agli occhi di tutti scorrono i primi due anni di tormentata esistenza del Pd, le lezioni da trarre, gli errori da non ripetere. Perché la partita non è finita".

Questo libro avrebbe potuto chiamarsi il libro nero del Pd, ma avrebbe forse dato l'impressione di un brogliaccio qualunquista e antipolitico, come ce ne sono tanti. È invece un appassionato e amaro racconto di errori, di occasioni mancate, di false partenze che hanno caratterizzato la parabola e la crisi politica del partito. È un ragionamento che lascia poco spazio a illusioni e delusioni: il mancato ricambio di leader e dirigenti e l'assenza di prospettiva per le voci nuove hanno fatto risaltare ancora di più un clima interno torvo e velenoso. Il vivace dibattito dei cittadini e degli iscritti sul web è rimasto del tutto inascoltato. Lo Statuto del Partito Democratico conta 11.225 parole, 700 più della Costituzione Italiana. Sono state prodotte centinaia di pagine di documenti, programmi, manifesti, codici, regolamenti, carte dei valori e della cittadinanza alternativamente inutili o inapplicate. Una sovrastruttura normativa per coprire il vuoto di identità, organizzazione, credibilità, coerenza. La continua faida tra dirigenti Ds e Margherita ha mostrato chiaramente che i militanti e i cittadini sono affezionati all'unità del partito molto più dei colonnelli. A cosa porterà tutto questo? Alcune figure nuove stanno emergendo e chiedono a gran voce una completa trasformazione. Da dove ripartire? Dai fondamentali, si sarebbe detto una volta. Una sinistra esiste se ha un'identità politica, se difende il suo insediamento sociale dai venti della crisi economica e riesce a immunizzarlo dalla retorica populista sbandierata da Di Pietro o dalla Lega. Se riesce a rilanciare un'alleanza per la Costituzione e per la democrazia, una sfida per il governo della società. I giovani ci sono, le idee anche, i militanti sono in movimento. Qualcuno li ascolterà?

Giuseppe Salvaggiulo nato ad Altamura nel1976. Si è laureato in Giurisprudenza a Roma ed è giornalista professionista. Nel 1998 ha vinto il concorso per giovani giornalisti indetto da Il Foglio. Dal 2000 al 2004 ha scritto per Diario, Corriere del Mezzogiorno, Internazionale, Controcampo. Ha lavorato nelle redazioni di Vespina, Libero e Il Giornale ed è stato opinionista del programma “Il Tornasole”. Vive a Torino e lavora a La Stampa dal 2008, anno in cui ha vinto il premio Gennaro Paone per il giornalismo ambientale. .

CHIUDI QUESTA FINESTRA